Sabato 29 maggio 2010, si è tenuta a Torino la manifestazione organizzata dai tifosi a ricordo delle vittime dell’Heysel, e per sollecitare la nuova dirigenza bianconera a richiedere la revisione del processo sportivo per i fatti della cosiddetta “calciopoli”.
Come tutte le iniziative e le manifestazioni in generale, anche questa può essere letta in modi diversi a seconda dal valore che ad essa si voglia dare, ed invero ha avuto le sue note positive, ma anche quelle negative: potremmo parlare insomma di un bicchiere pieno a metà, nel senso che il segnale importante è stato dato, ma probabilmente non in maniera troppo incisiva.
Ed allora vediamo quali, a mio giudizio, sono stati gli aspetti da evidenziare, e anche i punti deboli della manifestazione.
Quattro anni addietro, più o meno in questo periodo, ossia fine aprile, primi di maggio, esplose il cosiddetto scandalo “calciopoli”, altrimenti detto, dai più irriducibili “Moggiopoli”, e per chi ha buona memoria, per circa tre mesi di fila, tutti i giornali, e tutti i notiziari aprivano puntualmente con articoli e servizi sul tema, che invero era soprattutto di dare addosso alla Juventus, con qualsiasi metodo informativo.
Così fior di sedicenti opinionisti, giornalisti, buffoni di avanspettacolo erettisi a moralisti, e quant’altro, fecero a gara per chi fosse più fieramente “moralista” ed antijuventino, Luciano Moggi divenne una sorta di appestato della peggiore specie, al punto che il solo avere avuto con lui contatti di semplice amicizia o di conoscenza, equivaleva ad essere definiti intrallazzatori, asserviti ad una cupola mafiosa e quanto di peggio si potesse dire.
Decisamente questo è il periodo nel quale la Juventus deve stare, suo malgrado, al centro dell’attenzione mediatica, e dopo la vicenda del presunto razzismo della propria tifoseria (di cui ho parlato la settimana scorsa), adesso è il turno di Ciro Ferrara da mettere in graticola per il momento poco brillante della squadra.
Già si parla di suo esonero, di partite, le prossime contro Inter e Bayern, decisive per il suo futuro, di asseriti mugugni all’interno della società per il gioco scadente della squadra e i risultati deludenti.
In effetti la Juventus di quest’anno appare alquanto enigmatica e contraddittoria nel suo rendimento, si è passati da un inizio di campionato esaltante, ad una successiva fase altalenante, con prestazioni esaltanti, poche, alternate a prestazioni incolore o peggio disastrose; in Europa non si è mai vista una squadra autorevole e convincente, anche se ben in corsa per il passaggio del turno.
Ma è un problema di guida tecnica, o un problema di organico? E’ Ferrara non adatto a guidare una grande squadra o per caso questa Juventus è stata un po’ sopravvalutata questa estate ed è dunque meno forte di quanto si pensasse?
Io propendo di più per la seconda ipotesi, e vi spiego perché.
Non so perché, ma le mie reminiscenze storico - scolastiche sui moti di fine ottocento in Italia e sul protagonista della repressione più feroce che si ricordi, mi sono tornate in mente alla lettura di una notizia, secondo la quale un avvocato di Torino, tifoso del Toro nonché ex dirigente del club granata, ha presentato un esposto alla Procura Federale del CONI, chiedendo si procedesse nei confronti del neo presidente juventino, Blanc, per la frase detta “gli scudetti della Juve sono 29.
Da quanto si apprende, a dire di questo avvocato, dal nome Andrea Ricca Barberis, “si tratta di considerazioni prive di fondamento e tese a screditare il prestigio, la reputazione e la credibilità della Corte d'Appello federale, che aveva revocato lo scudetto 2005 e non assegnato quello 2006 per illecito sportivo" (sic!).
Per un po' il nostro Arbiter bianconero, Petronius, è stato in silenzio, ma adesso ha deciso di tornare a parlare, e quindi a scrivere. A offrirgliene lo spunto è stata la trasmissione di Antenna 3 "Lunedì di Rigore" e una battuta rilasciata da uno degli ospiti presenti - l'esimio avvocato Arnaboldi (fede interista) - in merito alla ritrattazione fatta dall'ex arbitro De Sanctis circa proprie dichiarazioni rilasciate nel periodo di Calciopoli sempre nella medesima trasmissione tv e riguardante i comportamenti di Giacinto Facchetti, allora dirigente della FC Internazionale. Disse l'Arnaboldi: "Mi astengo dal commentare un episodio in cui è stato infangato il nome del più grande sportivo della storia del calcio italiana". Una dichiarazione che ha fatto saltare la mosca al naso al nostro Petronius. Leggete di seguito il perchè: